Antro Polo Gia

June 28, 2018 | Author: ped2 | Category: Homo Sapiens, Marriage, Magic (Paranormal), Franz Boas, Anthropology
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CAPITOLO 1 : LO STUDIO DELLE DIVERSITàL’antropologia è la disciplina che studia le somiglianze e le diversità della specie umana,la quale è composta da individui uguali ma ognuno un pò diverso dall’altro. L’oscillazione tra somiglianza e diversità è parte integrante delle relazioni tra i gruppi che costituiscono l’intera società umana. Nella costituzione di gruppi e alleanze tra gruppi la valorizzazione delle somiglianze ha un ruolo fondamentale,cosi come la valorizzazione delle diversità la quale permette di instaurare rapporti ostili. Tuttavia può accadere che due gruppi siano ostili tra loro proprio per la loro forte somiglianza o che si accordino più facilmente per la loro diversità e quindi complementarità. Le diversità e le somiglianze costituiscono il tema principale dell’interesse antropologico. Questa stessa disciplina,nata e sviluppatasi nei paesi occidentali tra il XIX e XX secolo,grazie alle conquiste coloniali che questi hanno compiuto. E’ solo dopo la II Guerra mondiale e la conquista d’indipendenza da parte dei popoli prima colonizzati che comincia a svilupparsi un’antropologia autonoma,locale,chiamata “dei nativi”. Il termine stesso “antropologia” deriva dal greco e significa studio dell’uomo che in tal caso non sta per singolo individuo,ma per tutta l’umanità. Essa nasce dalla constatazione che la specie umana è una specie sociale,ovvero gli esseri umani che la compongono non vivono se non in società,relazionandosi con gli altri. Gli oggetti di studio dell’antropologia sono proprio le relazione che intercorreìono tra gli individui e che li tiene insieme,le strutture sociali ovvero i sistemi di relazioni,i fatti sociali quindi il loro funzionamento e le persistenze e i mutamenti che strutture e fatti sociali presentano. I punti di discussione,riguardanti la specie umana,nell’ambito antropologico sono stati due: quali requisiti distinguono gli esseri umani dagli altri esseri viventi; e quali requisiti hanno gli esseri umani appartenenti a ai gruppi umani. Uno dei requisiti,nell’antichità, considerato l’elemento essenziale per appartenere alla specie umana era il “possesso dell’anima”. Nei primi secoli del cristianesimo ci si chiese se le donne fossero in posesso di un’anima;ciononostante non era della stessa qualità di quella maschile per questo vennero escluse dal sacerdozio. Quando fu scoperta l’America gli studiosi europei si chiesero se gli abitani del Nuovo Mondo fossero provvisti di anima, e per svilupparla al pieno avrebbero dovuto convertirsi al cristianesimo. Gli abitanti della Melanesia, furono ritenuti senz’anima per la loro pelle scura così come portatori di menomazioni congenite o inclinazioni sessuali. Si parla quindi non solo di appartenenza alla specie umana,ma anche di riconoscimento/misconoscimento poiché dei gruppi umani,per includere/escludere altri gruppi dalla specie umana, si affidano alle diversità (subumani),che qualcuno nota, e alle somiglianze(umani).L’inclusione o esclusione di gruppi rispetto altri può questo porta a limitazioni della libertà.Le diversità possono essere immutabili quando le si collega ad un fattore immutabile.culturali e somatici. Attraverso la trasmissione di questi si costituiscono vere e proprie razze che non ereditano solo tratti somatici. Le diversità possono anche essere rapportate all’ambiente sociale in cui si vive. secondo il quale nessuna azione umana può essere giudicata al di fuori del contestoculturale in .Per evitare queste forme violente di entocentrismo. da un fondamento scientifico a causa della trasmissione di caratteri ereditari scritti nel DNA. Questo tipo di etnocentrismo può talvoltabasarsi su idee riguardanti la superiorità o inferiorità del proprio gruppo rispetto un altro. di adattarsi all’ambiente circostante. basandosi su una percezione del tutto soggettiva.come suggeriscel’antropologo Carlo Tullio Alcan.i sapori.-“ideologico” che.riguardo l’inculturazione.secondo i quali una popolazione si addatterebbe all’ambiente in cui vive apportando cambiamenti anche ai proprio caratteri sociali.le abitudini. Secondo l’antropologo italianoVittorio Lanternari esistono. di pensare per mezzo dei concetti.repressione di certi desideri esacrifici e rinunce per il corretto funzionamento della società. due tipi di entocentrismo:-“attitudinale” checomprende i modi di fare.questoporterebbe a vere e proprie teorie razziste.se non aderiscono ai costumi e alle tradizioni di quella stessa società. Tuttavia la valorizzazione delle diversità e delle ostilità associati a comportamenti umani.-“Morale”.all’inizio basata sull’imitazione dei comportamenti degli adulti.da qui la convinzione che esistano razze inferiori o superiori.che spesso proveniente da un intervento divino.Altre teorie sulla diversità possono ricondurci a fattori ambientali. ha dato vita al fenomeno dell’”etnocentrismo”:è il termine che designa una concezione per la quale un gruppo è considerato il centro di ogni cosa e gli altri sono valutati in base ad esso.nasce il“relativismo culturale”. Non si è diversi perche si ha una certa caratteristica.anche morali. ma perché qualcuno la nota.ma le stesse strutture di pensieroodierno.per far si che questo accada si attua un processo di inculturazione. E’ etnocentrismo affermare che un gruppo umane svolge una cosa in malo modo rispetto un altro.ovvero quell’atteggiamento tollerante.garantendo la convivenza civile fra culture diverse.di comunicare per mezzo di linguaggi verbali costituiti da parole.i suoni e i profumi che siamo abituati a sentire durante ilnostro quotidiano. attraverso i processi educativi e di inculturazione derivanti dall’ambiente circostante. L’etnocentrismo inoltre afferma che nessuna società può vivere se i suoi membri non rispettano delle regole condivise.quelle azioni che svolgiamo in modo naturale.disposto a dar spazio ad usanzestrane.essere pacifica e quindi dando vita alle alleanze. Il relativismo è:- “cognitivo” durante il quale nonvariano solo i contenuti dei saperi riguardo le esperienze storiche. La specie umana presenta capitali somiglianze come la capacità di creare relazioni.o violenta se il rapporto tra i gruppi è basato sulla violenza.ovvero il processo attraverso il quale i bambini apprendono la cultura della propriasocietà. la corporeità.Secondo l’antropologo italiano Ernesto de Martino. era anche riferito solo all’élites ovvero alle persone dotate di istruzione superiore.ma la comprensione dei “diversi”.piuttosto appartiene allediscipline umanistiche poiché è un’attività di ricerca.cataloga le diversità umane che riguardano la cultura. “sociale”.Essa infattiosserva.descrivendo le culturealtrui.la riproduzione.gli usi e i costumi altrui. sviluppato da .escludendo la trasmissione biologica dei tratti culturali.del diritto. Per poter comprendere al meglio letradizioni.dell’arte. Nei primi vent’anni del XX secolo.visto ora da lui comel’insieme delle conoscenze.della morale.propria cioè di tutte lesocietà. CAPITOLO 3: CULTURE E PARENTELE Per molto tempo in Europa il termine cultura.E’ quindi chiaro che la cultura è vista come un bene acquisitograzie agli studi e non innato.è il possesso dellacultura della propria società che ci permette di vivere nella nostra società.descrive. L’obiettivo della ricercaantropologica non è l’immedesimazione.Vede la cultura come un prodotto dell’attivitàumana.nasce una concezione evoluzionistica della cultura riguardo la ricercaantropologica.ogni antropologo deve confrontarsi con il proprio entocentrismo.purchè resti circoscritta a coloro che ad essa appartengono.assumendo il modo di pensare e di esserecome metro per misurare noi stessi.spiega ladiversità tra le culture.Nella secondametà del XIX secolo.costume e qualsiasi altra capacità eabitudine che l’uomo acquisisce come membro della società. non dimenticando mai però la nostra origine storica (etnocentrismocritico). confrontarsi conun’altra cultura debba mettere in discussione anche la nostra.”appresa”.dichiarandola: “universale”.trasferitosi poi negli StatiUniti.visto in Francia negli anni ottocenteschi come una crescita spirituale e inGermania come un patrimonio spirituale non individuale ma appartenente all’intero popolo.oltre ad essere riferito solo al patrimonio delle conoscenze“intellettuali”.consideraticome i “cittadini migliori” delle nazioni civili. Nel corso delXX secolo ci si è resi conto che è una disciplina ben diversa da quelle scientifiche .Un ulteriore scopo dell’antropologia è appunto di diffondere conoscenza.cui viene compiuta. Per Tylor le culture come lesocietà sono soggette all’evoluzione e proprio situarsi a livelli diversi del percorso evolutivo. In difesa del relativismo nasce il “razzismo differenzialista” grazie al quale siafferma che ogni cultura può essere accettata.che non si raggiunge attraversol’imitazione ma attraverso il confronto.dovendocosì sospendere i giudizi e le valutazioni proprie della cultura a cui appartiene.credenze.Fondatore di questo indirizzo fu l’antropologo tedesco Franz Boas.investigazione e riflessione.e non come un ideale da realizzare.l’insediamento umano e le relazioni tra i gruppi.Edward Burnett Tylor formula una nuova definizione di cultura. FARE ANTROPOLOGIA: in passato molti studiosi definivano l’antropologia una disciplina scientifica poichéquesta avrebbe dovuto scoprire le leggi naturali secondo le quali le realtà umane funzionano.ilsostentamento. Tuttavia.il pensiero inteso come attività complessa dellamente umana.Senza la lingua.Nel corso dell’evoluzioneumana si è passati ai geroglifici (antico Egitto).E’ l’insieme delle conoscenze (tutto ciò che si sa) e dei valori (i principi che orientano scelte ecomportamenti) ed è definita una realtà sociale poiché.stagioni) destinato quindi ad attività diverse. LINGUA.come se fossero le culture adeterminare gli uomini.anche se la loro definizione è in mutamento.in realtà.inventata dai Fenici intorno alla metà del IIMillennio a.non sarebbe chiaro.Questo potere è un fenomeno universale in quanto non c’è essere umano che non parla una lingua ocultura che non abbia la propria. e lineare (è il tempo che passa e non torna).Inoltre gli esseri umani intrerpretano questo fenomeno come uninsieme di usi sociali che determinano così un tempo sociale. ci offre i verbi che permettono di pensare e direazioni. agli ideogrammi (Cina).ed è un modo di vedere. quello in cui accade l’evento unico.concepire.è poi un fenomeno particolare poiché le lingue sono tutte diverse l’unadall’altra.questa ha dei riscontri diretti sugli esseriumani (veglia/sonno/attività/riposo).Questa però non è solo parlata.C.una concezione del tempo e dello spazio e una struttura di idee riguardantil’esistenza della specie umana. ovvero un tempo regolamentato sulla base didistinzioni tra tempi diversi (ore.quello a partire dal quale “tutto è cominciato”. e il tempo profano (destinatoalle altre attività).Secondo un’altra allieva di Boas.non esistono tempo e spazio. La lingua ha una caratteristica fondamentale:è simbolica.da forma ai comportamenti umani. il linguaggio è esprimibile anche attravarso i gesti.L’invenzione dei calendari poi stabilirono un’altra distinzione tra i tempi: ciclico (è il tempo degl eventi che tornano).Vi è infine il tempomitico. In natura. fenomeni denominati “discontuinità tra corpi solidi”. oltre quella parlata e quella scritta.gli abiti e i gioielli indossati. TEMPO.Margaret Mead.Ora la cultura viene concepita come unarealtà mentale che ha la sua sede nella mente di ogni uomo.Anticamente il tempo socialeveniva distinto in tempo sacro (riservato ai rapporti con il soprannaturale).ogni cultura ha delle strutture in comune: tuttepresentano una lingua.avverbi.La scrittura che più siavvicina a quella alfabetica è quella cuneiforme (Mesopotamia). .se estremizzata può portare alla collocazione delle culture al di sopra dei comportamenti umani.leposture.le acconciature.ovvero ci consente di usare parole peridentificare oggetti attraverso i suoni. le decorazioni del corpo. Tutti gli esseri umani sono in grado parlare una o più lingue.nei quali certe categorie di persone possono/nonpossono svolgere delle attività. ai glifi (aztechi).aggettivi.giudicare ilmondo.lo scambio di messaggi.alcuni suoi allievi tra cui Alfred Louis Kroeber.esiste l’alternarsi della luce solare e il ciclo dellestagioni.ed è ricca di regole grammaticali grazie alle quali è possibile formulare con estremaprecisioneciò che si vuol dire e pensare.prima però devono impararle.Vi sono inoltre tempi permessi e proibiti.ma anchescritta:le prime forme di scrittura si basavano su piccole figure (pittogrammi). l’idea di cultura come realtà mentale.appunto. prevedendo però il suo ritorno in casi di aiuto.modifica dei destini individuali e collettivi. La cosmogonia pone le basi della cosmologia (conoscenza del cosmo).che grazie alla posizione eretta e alla rotazione su noi stessi.e così via. si aggiungono altrenarrazioni costruendo il patrimonio mitico di un gruppo umano.poiché quello comporta la reclusione. L’analisi antropologica delle religioni è complicata dalla presenza delle pratiche magiche.tutte le culture presentano tutte un insieme di idee relative a come è fatto ilmondo.può costruirci una visone a 360° dello spazioche ci circonda.ed è fonte di protezione o di rigideproibizioni dette tabù. CULTI DEGLI ANTENATI (visti come depositari di poteri che gliesseri viventi non hanno.animali.Queste hanno delle particolarità in comune:si parte da una condizione caotica o da unacreazione da parte dell’artefice o dal demiurgo.Talvolta.cioè un produttore di ordine incaricato dal creatore che oraresta sullo sfondo.Il rapporto della specie umana con la discontuinità dei corpi è legato anche alla struttura del corpo umano. Le anime non muoiono e costituiscono un secondo mondoa cui si accede per emzzo di sogni o visioni).Anche nell’organizzazione dello spazio incontriamo opposizioni tra spazio sacro eprofano.conosciuta come una pratica punitiva in tutte le culture.Sono pensati in un luogo inaccessibile dove si trovano anche i bambini ancora nonnati.La magia èl’insieme delle pratiche cerimoniali ritualizzate il cui scopo è catturare e controllare il poteresoprannaturale per farlo operare a vantaggio di chi lo .ma anche un antenato mitico del clan.tra spazi accessibili e proibiti.e da lì inviano agli esseri umani eventi e vicende).ovvero la narrazione di come ilmondo è e di come gli esseri umani stanno nel mondo.Probabilmente proprio per fare i conti con la prospettiva della fine che sicostruiscono storie sulla nascita del mondo. Secondo gli antropologi vi sono diverse forme di potere soprannaturale.I miti di un popolo si collegano strettaenteai riti che comprendono la celebrazione e quindi l’attualizzazione dei miti.formulate in base alle credenze deicredenti: ANIMISMO (il soprannaturale è presente in forma di anima in tutte le realtàesistenti. lil controllo degli spazi è più efficace di quello deltempo. Al di là di queste diversità.A lavoro finito gli artefici del cosmo abbandonano il modo per ritornare da dove sonovenuti.Alla cosmogonia-cosmologia.persone.fiumi.è intesa come salvezza dal male). L’insieme dei miti e dei riti danno vita alla religione di un popolo. TOTEMISMO (il potere appartiene al totem.alberi.queste sonocaratterizzate anche dalla fede nell’esistenza del soprannaturale (potere che va oltre i limiti dell’agire umano e agisce là dove l’agisce umano è impotente) e della salvezza (avviene grazie all’intervento delsovrannaturale e le pratiche buone dei credenti. o puòaddirittura significare la valorizzazione dell’eccezionalità di una o più persone.Questo può esser dato dalla comune esperienza umana degli esseri viventi in quanto consapevoli diessere destinati alla morte.punizione.il quale èun elemento della natura.A queste storie si da il nome di cosmogonie (modo di nasceredal cosmo).mettendo in scena la storia chenel mito è narrata. una caratteristica fisica. Tutte le specie viventi sostituiscono un defunto con nuovi individui.coscienti di esserci. L’esempio di parentela per antonomasia è la FAMIGLIA NUCLEARE (uomo. Vi sono inoltre figuri di guaritori e di interrogatori dimorti.conun legame matrimoniale o di affinità.ansia.affinchè diventi atto a sopravvivere.cioè pratiche di evocazione degli spiriti perchéentrino in chi li evoca.Ora l’essere umano appena nato èinetto.si ha bisogno della PARENTELA.grazie alla riproduzionesessuata.La presenzaumana è però spesso minacciata da circostanze che possono metterla in crisi.La specificità della specie umana sta nella lunghezza del temponecessario affinchè il neo-nato diventi adulto.la magia e la religionesono opposte poiché la prima riguarda il presente e le cose materiali.mentre la seconda un futuroultramondano e di ordine spirituale.Secondo de Martino la magia è quel bene culturale elaborato dagliesseri umani per risolvere la crisi della presenza e la ripetizione del rito destorifica la crisi e la causa che l’haprodotta.l’opposto degli esorcismi. Per compiere varie azioni durante la crescita.attraverso la recitazione di una formula indossato un amuleto e compiendo determinati gestievitandone altri. Quando .Per far avvenire ciò due individui di sesso diverso. praticata per far danno a qualcuno o perridurlo in proprio potere attraverso una fattura.femminile(DISCENDENZA MATRILINEARE) o maschile (DISCENDENZA PATRILINEARE).il possesso di un oggetto rivelatore o la testimonianza di qualcuno dicredibile.o si parla di adorcismi.la quale permette l’aumento dell’efficienza delle prestazioni e soprattuttol’inserimento nella società del soggetto.ma “ci sono”.quella che libera chi è vittima di un maleficio.depressione e violenza.chi si ammala.cotituita da più individui di comune discendenza.Nella cultura occidentale ha ruolo importante la pratica del malocchio: qualcuno cattura il potere negativoche è nell’aria e lo getta sulla vittima.con neo-nati.La lunghezza del tempo dicrescita è determinata dalla sostituzione del comportamento governato dall’istinto con il comportamentogovernato dalla cultura.come appuntol’ingresso alla società.Sono quindi protettive contro i mali e ledisgrazie. Le più antichestrutture di parentela prendevano in considerazione solo una linea di discendenza.Quando questo è maturo per la nascita avviene il parto. Vi è infine la magia nera. che è l’elemento base della costituzione della società.il quale segna laconclusione di una fase e l’inizio di un altro problematico periodo. Anche se entrambe presentano credenze nel soprannaturale. Perché due umani si riconoscano parenti si ha bisogno di unsegno. Secondo l’antropologo italiano Ernesto de Martino gli esseri umaninon “sono nel mondo” come un qualsiasi oggetto naturale.incapace di compiere delle azioni che non siano respirare.donna.Questo avviene gradualmente poiché il comportamento umano èsociale in quanto culturalmente regolato.cosi damantenere integro il gruppo.Esiste poi la magia riparatrice.concepiscono un bambino.urlare e succhiare ed ha bisgono diqualcuno che si prenda cura di lui.prolediscendente dal padre e della madre). RIPRODUZIONE.la quale si manifesta intremore.ha catturato. Secondo Levi-Strauss. e la sposa i mobili.i matrimonio venivanoprogrammati dai genitori degli sposi o dagli anziani del lignaggio.La forma di accoppiamento proibita in tutte le culture è però l’incesto:l’accoppiamento tra consanguinei.definizione però inaccettabile poiché questi non farebbero altro che rafforzare i caratteri comuni ai due coniugi.quindi l’obbligo per una donna di sposare il fratellodel defunto marito. E’abbastanza diffusa nel passato anche la teoria della DOPPIA MORALE SESSUALE.il cui obiettvo non era garantire la serenitàdegli sposi.mentre alla pratica disposarsi dentro al proprio lignaggio.ovvero di un insieme di beni appartenenti alla sposa o allo sposo.Questo sidistingue a sua volta in poliginico (uomo con più donne) e poliandrico (donna con più uomini).nelle società tradizionali.questo avvienepoiché se ad un maschio è vietato di accoppiarsi con una donna del suo gruppo.vale a dire il matrimonio di una persona di un sesso con più persone dell’altro sesso.al gruppo di persone da cui la prole discende si darà il nomedi LIGNAGGIO (PATRILIGNAGGIO/MATRILIGNAGGIO).Inoltre in molte società vigeva l’obblico del LEVIRATO. le suppellettili e il corredo.intanto la prima donna si concede ad un uomo esterno al suo gruppo creandocosì rapporti parentali di affinità. Oltre al matrimonio poliginico esisteperò anche il concubinato.dicui la violazione comporta sanzioni molto gravi. … (LA CONDIZIONE FEMMINILE).ovvero il legame pubblico dell’uomo con una o più donne che non sono mogli.le donne hanno meno libertà e potere persino per decidere autonomamente della propria vita. mentre le donne un ruolo passivo.Endogamia.Resta il fatto che gli incesti accadono ben più spesso di quanto non si voglia ammettere. Nel passato come nelpresente.Apartire dal XIX e XX secolo ci furono molti movimenti femministi intenti non a rovesciare la loro situazionesociale.è costretto a cercare unadonna esterna al suo gruppo.quanto meno a rendere la donna rispettabile.lo scambio e la parentela.l’appartenenza siattribuisce ad una sola delle due discendenze. In occidente i patti matrimoniali imponevano che lo sposo “portasse nel matrimonio” la casa. Inoltre.creando appunto laproibizione e la regola.quanto avviare transazioni economiche tra le due famiglie attraverso la trattazione delladote. … Alla pratica dello sposarsi fuori dal proprio lignaggio si da il nome di ESOGAMIA. Il matrimonio monogamico (tra due persone) non è l’unico tipo di matrimonio esistente:vi è anche quellopoligamico. Dal principio l’appartenenza era riconosciuta in viamaterna poiché era il padre arecarsi fuori dal proprio lignaggio per sposare una donna di un altro lignaggio. Secondo lo studioso contemporaneo delle strutture di parentela Claude Levi-Strauss.o in India esisteva l’obbligo del .anche sepuniti. Questa proibizione ha spiegazioni di tipo biologico. ovvero l’imposizione alladonna della verginità prematrimoniale e la fedeltà coniugale assoluta.sono gli uomini a scambiare le donne e non viceversapoiché nella vita quotidiana i maschi avrebbero giocato un ruolo attivo e creativo. superando igiovani diventano adulti a pieno titolo e soprattutto riconosciuti come tali dalla società.ovvero studiare tutti gli aspetti salienti della vita di un popolo.un’avventura intellettuale ed un’esperienza di allargamento dei nostri orizzonti culturali.durante il quale la vedova doveva lasciarsi bruciaresulla pira funeraria del defunto marito poiché una donna sola era un elemento di disordine nella vitasociale.bensì da icondizionamenti culturali delle società di appartenenza.come iconventi.settore di studi che sottolinea come in ogniambito del sapere non siano state considerate né la presenza né il pensiero delle donne.Adevindenziare questo particolare aspetto fu l’antropologa inglese Margaret Mead.questi sono chiamati riti di iniziazione e sanciscono il passaggiodall’età adolescenziale a quella adulta costituiti in genere da alcune prove fisiche e psichiche. WOMEN’ STUDIES. Nell’Europa medioevale.ora pronte adavviare studi specifici.col fine dicomparare. Le ricerche antropologiche hanno posto in evidenza che il rapporto tra sesso e generevaria a seconda delle aree geografiche. questo non deve essere di durata breve per .interpretare e riflettere riguardo culture “altre”. Un altro matrimonio praticato è quello INFANTILE.comprendendo il comportamento di coloro che praticano un determinato comportamentosenza trasformarlo in un pregiudizio.e si darà vita a quelli che sono i Women’studies.dove potevano monacarsi o rifugiarsi.ciòcomporta il matrimonio tra bambine ancora molto piccole e uomini già adulti . LA RICERCA ANTROPOLOGICA La ricerca antropologica si identifica con la ricerca sul campo.vennero create delle istituzioni-rifugio per le vedove .ovvero una spedizione in terrelontane.SATI.ovvero evitare di anteporre la propria valutazione.smentite e sviluppi. Importante diventa perciò contrastare il pregiudizio degli uomini. Durate il processo di inculturazione assumono notevole importanza anche alcuni riti che definiscono letappe della crescita sociale e culturale.delle società e soprattutto delle culture d’appartenenza. Questo lavoro richiede curiosità intellettuale esoprattutto la sospensione del proprio giudizio. Spesso. La fase fondamentale della ricerca antropologica èil soggiorno sul campo. Un tratto fondamentale della ricercaantropologica è sicuramente il PUNTO DI VISTA DEI NATIVI :osservando i membri di un gruppo possiamovedere con precisione le attività che loro svolgono.ma non si avrà mai un’informazione diretta sul valoreche il loro agire ha per loro stessi.affermando con convinzioneche le differenze maschili e femminili non dipendono da questioni fisiologiche e biologiche. CAPITOLO 6.non sono però coscienti del loro modo diagire e lo considerano un fatto naturale e non culturale.la quale fu la primaantropologa a porre al centro della sua ricerca sul campo le differenze tra sessi.i soggetti inculturati.A lei si affiancano anche antropologhefemministe. Uno strumento fondamentale per attuare ciò è l’uso dell’approccio olistico . La ricerca antropologica parte da ipotesi teoriche e va in cerca di loroconferme. un fenomeno che il ricercatore intendeaffrontare nella sua ricerca senza però soffermarsi troppo su questo escludendo l’insieme. Il lavoro sul campo pone all’antropologo anche unasfida intellettuale.quindi.Con più note si formerà il diario della ricerca.poter osservare.Per questo. è necessario seguire uno schema lineare.essendo chiari per non compromettere la fiducia e la disposizione a collaborare del gruppostudiato. Per compiere.nomi.nelmomento stesso in cui lui osserva deve dare un nome a ciò che osserva .Ilpasso successivo è quello di individuare un PROBLEMA TEORICO. La parte fondamentale del lavoro sul campo è venire a conoscenza del modo di pensare dei nativi. LE REGOLE GENERALI DEL LAVORO SUL CAMPO: presentarsi per quello che si è.dove verranno segnatiorari.far ricorso alla curiosità.avendo prontezzaperò nell’adattarsi alle varie circostanze.secondo l’antropologo deMartino.immergendosi totalmente nellacultura studiata. il quale consiste nel considerare icomportamenti “alieni” che si osservano non come stravaganze affascinanti.domande e un attento ascolto.note che andranno a comporre poi le note di campo.senza occultarenulla.Questa definizione può però portare l’antropologo a restareinsconsapevolmente dentro il proprio etnocentrismo non superando la difficoltà di comprendere i concettidei nativi.bensì attendendo di essere ben accettoda tutti ed evitando coinvolgimenti affetti estremizzati.redatte la sera con tutti i particolarisegnati nel taccuino e sviluppati ora.rifletterà sulle somiglianze edifferenze con la propria cultura e sulle ragione e funzioni dei comportamenti dei nativi a cui ha assistito.ma come manifestazioni di“strana” gente.evitare di esprimere proprie opinioni troppo nette sulla politica.poiché.La prima decisione da prendere è il TEMA che si intendestudiare.insediativo).Quì scrive tutto ciò che ha visto ed udito.ponendo loro delle domande formulate in unquestionario e magari estraendo dal gruppo un campione rappresentativo dell’intero gruppo.però la padronanza totale della lingua dei nativi è difficile da raggiungere così bisogna averpazienza. Calandosi nella cultura“altra”.politico.religione.uno deimetodi per far avvenire ciò è intervistare i membri del gruppo.luoghi.con la conseguente scelta dell’area. .primitiva e non civile.interrogarsi e ascoltarei membri del gruppo e il loro contorno sociale (sistema economico. Inoltrel’antropologo deve avvalersi di un’ottima conoscenza della lingua locale.A questo punto è necessarioconstatare gli eventuali vincoli temporali e di calendario così da permettere la buona riuscita della ricerca.regole morali così da nonriscontrare oppositori e non perdere la confidenza altrui:il rapporto ideale sarebbe di una cordialeequidistanza/equivicinanza con tutti.è necessario adottare come metodo l’ETNOCENTRISMO CRITICO.del territorio in cui studiarlo.ma è inevitabile che lui dia deinomi che appartengono alla propria cultura e non a quella dei nativi.l’antropologo diventa uno di loro ma senza però insistenza.la ricerca antropologica.quando l’antropologo studia una cultura “aliena” . GLI STRUMENTI DEL LAVORO SUL CAMPO: Il primo è il taccuino.secondo Ernesto de Martino. In seguito alla guerra fredda (contrapposizione tra Usa e Urss).inoltre essa determina i modi di pensare e di agire e si produce per mezzo di fatti culturali.persino la trasmissione dei caratteri somatici dai genitori ai figlipoteva modificarsi sotto l’azione dell’ambiente.visto in prima persona quello di cui ha scritto. .questo fa di ogni cultura una realta integratapoiché tutti gli elementi che la compongono sono in relazione con tutti gli altri.sitrasferisce negli Stati Uniti in seguito ad un progetto di studio sugli indiani della costa del Canada dove fuprofessore della Columbia University di New York. nel tempo però i suoi interessi si spostarono dallo studio dell’ambiente fisico a quello dellopopolazioni.Secondo Boas inoltre le culturesono apprese e non innate.ovvero che l’insieme dei fenomeni culturali costituisce un livello di fenomeniumani specifico. Durante le sue prime spedizioni esplorative il suo ruoloera di geografo.decidendo lui stesso come “presentare in pubblico” i nativi studiati.formulando ipotesie dando libero sfogo alla propria interiorità avendo conosciuto.ritornati a casa bisogna interrogare il materiale acquisito. Inolte Marvin Harrisdefinisce la concezione mentalistica di Boas come “particolarismo storico”.rafforzando così la teoria boasiani che rilevava che le strutture psichiche degliesseri umani sono modellate dall’ambiente culturale in cui vivono.Ora l’antropologo avrà la responsabilità di scrivere e trasmettere nel migliore dei modi quello che haacquisito.Secondo uno degli allievi di Boas. Questa miscela di interessi per i i gruppi umani e l’ambiente naturale portò alla formazione diuna sua precisa teoria:per Boas ciascuna cultura è una realtà specifica prodotta da una specifica vicendastorica in rapporto a uno specifico ambiente geografico.della vita privata.Questo accade poiché qui spetta all’antropologo laresponsabilità di definire il suo territorio di ricerca. CAPITOLO 8 FRANZ BOAS: è il fondatore dell’antropologia culturale statunitense.Questa teoria fu portata avanti daun’allieva di Boas. Terminata la ricerca sul campo.Tedesco per nascita ed educazione.delle attività svolte. concetto definito poi“personalità di base” da Ralph Linton.con la consapevolezza che nessuno spende la propriavita in un solo luogo a causa del lavoro.Tuttavia si è sviluppata daqualche decennio l’ANTROPOLOGIA URBANA E METROPOLITANA.Fare ricerca in città pone all’antropologo problemi.Ruth Benedict la quale affermava che ogni nazione imponeva modi di essere al propriopopolo. Alfred Kroeber.la cultura èper sua natura superorganica. un modo di reagire tipico degli appartenenti ad una determinata nazione.i governi degli Stati Uniti premevano suglistudiosi col fine che questo orientassero le loro ricerche secondo ipotesi “anticomuniste” (DETERMINISMOCULTURALE) fino agli anni ’70.non esiste alcuna forma di ereditarietà culturale ma è l’ambiente culturale chedetermina l’apprendimento di una cultura. e chiunque fosse in grande di esplorarearchivi e biblioteche. Questa nostalgia quindi induce negli studiosi l’ansia di studiare quelle culture in via diestinzione.nelle isole Trobriand (Melanesia)concentra la sua ricerca sul lavoro sul campo.capaci diaffrontare scientificamente i contenuti delle interpretazioni avanzate.vengono portate vie le antiche tradizionipreesistenti. il fondatore del FUNZIONALISMO:tutte le parti di ogni società e ognicultura sono collegate tra loro e allo stesso tempo complementari.psichiatri.inoltre si serve di intervistatori.E’.ma scienziati.solo col romanticismo inGermania.fotografi.ovvero gli studiosi delle tradizioni delpopolo.esaltando lapassione.insieme a Radcliffe-Brown.con il tramonto dell’Ancien Régime. De Martino svolge le sue ricerche sul campo affindosi ad una èquipecomposta dal direttore scientifico a cui spetta l’individuazione del problema e la costruzione dell’ipotesi acui il lavoro è finalizzato.Questo filone si sviluppa anche riguardo le tradizioni francesi e italiane.lo accompagnano inoltre medici. I diari di Malinowski pubblicatipostumi.osserva i comportamenti quotidiani dei nativi.Lui infatti si concentrò sulla rilettura e risistemazioneteorica dei dati entografici poiché credeva che il compito dell’antropologia fosse studiare l’infrastrutturainconscia dei fenomeni e non i fenomeni stessi. Uno dei grandi esponenti del folklore è Giuseppe Pitrè.Infatti fu l’antiquario inglese William Thoms a creare il termine folklore inteso come sapere delpopolo.Passa quattroanni in Australia duranti i quali organizza tre spedizioni. La situazione cambia con l’avvent del Positivismo.Egli apprende la lingua nativa vivendo fianco a fianco con lapopolazione studiata.sociologi e antropologi.indovinelli.e proprio qui. Durante il Settecento.ci fanno capire che aveva una personalità più tormentata e il lavoro sul campo non era semplicecome appariva poiché i sentimenti verso i nativi non erano sempre positivi.ilquale non si occupa solo di canti e fiabe ma documenta la cultura tradizionale siciliana(proverbi.Al folklore inizialmente si interessano gli antiquari. Secondo l’antropologo Levi-Strauss invece il lavoro sul campo era un’attività complessa nella qualeprevalgono momenti di stanchezza e irritazione.psicologi.l’emozione e la fantasia. Nasce così lo studio del FOLKLORE (cultura popolare) in Inghilterra con la rivoluzioneindustriale.giochi. .di cui gli esponenti nonsi sentono letterati come i romantici.spettacoli).i loro rituali e ascolta miti eleggende.il quale proproneva un rovesciamento dei valori:natura contro cultura.BRONISLAW MALINOWSKI:è la figura che più ha saputo dar valore alla ricerca sul campo. IL LAVORO DI DE MARTINO: L’Èquipe.


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